Estratto del libro – 36 ore.  

 

Dedicato agli imprenditori, o aspiranti tali, per gestire un’attività in modo prevedibile raccontato in un viaggio di sole 36 ore Parigi.

Sono le 5 del mattino e sto per scendere.

Le mie due sveglie sincronizzate si sono appena attivate, è tutto pronto sul tavolo mentre ricontrollo ancora una volta il mio zaino.
Al suo interno conservo sempre un foglio plastificato con una check list, in modo da non dimenticare nulla.

Rileggo ogni voce una alla volta, come fossi in una cabina di pilotaggio.

Del resto è proprio lì che mi sto dirigendo, all’aeroporto.
Nuova destinazione, questa volta da Ciampino.

L’aeroporto più piccolo di Roma, secondario rispetto a Fiumicino. Da qui partono spesso voli privati, anche se questo non è il mio caso. Almeno per ora.

Sono pronto, carico e determinato per una nuova avventura alla volta di Parigi.

Due giorni in solitaria. 36 ore per girarmela a piedi, così come ho già fatto altre volte in altre città. L’adrenalina comincia a farsi sentire e istintivamente ripercorro ancora una volta la check list per vedere se ho dimenticato qualcosa.

Ok. Posso andare.

È una fredda mattina di marzo e spero che Parigi non riservi brutte sorprese sul clima, anche se questo di certo non mi fermerà. Ho comprato il biglietto due mesi fa ad un prezzo stracciato, come sono solito fare.

Ho interi fine settimana prenotati mesi fa per Barcelona, che mi sono costati meno di un pieno di benzina per la macchina.

Ho anche prenotato l’albergo con la mia solita applicazione di fiducia, e una volta arrivato avrò solo bisogno di capire quale bus prendere per andare in centro.

Chiavi, accendo la macchina e vado.

Sono abituato a questo orario. A dire il vero, ci sono proprio cresciuto con questa sveglia, grazie al mio vecchio lavoro che mi buttava giù dal letto sempre prestissimo la mattina.

Spesso ripenso a quante gelate io abbia preso in tutti i miei anni.

Anche se ora non faccio più quella vita, le mie abitudini mi portano ad avere la sveglia naturale alle sei. Ogni mattina, ripeto il mio processo per iniziare una giornata da campione.

Alcune volte è più stancante di altre, ma sono sempre determinato ad arrivare dove voglio e questo mi dà la forza sufficiente ogni singolo giorno.

Oggi ho dovuto saltare la mia routine, ma va bene così.

Ho qualcosa di più interessante da fare: passare all’azione.

Sono pronto: let’s go!

Mentre sono in coda su questo grande raccordo anulare che circonda tutta la città di Roma, cercherò di presentarmi in poche righe.

Attraverso il racconto della mia vita, non voglio trasmetterti solo ciò che sono diventato, ma anche spiegarti tutte le cose che aiuteranno anche te a fare la differenza nella tua professione.

Il mio nome è Ale, e ad oggi sono una persona totalmente diversa rispetto ad alcuni anni fa.

Molte cose sono cambiate nella mia vita e molte cambieranno ancora, ma solo perché io le farò andare così.

Perché un altro viaggio solitario?

Perché mi permette di mettermi in gioco, soprattutto in questo periodo in cui ho una gran voglia di sentirmi vivo. Dopo un momento di buio personale, ho capito che questo è tempo di rinascere e di lasciar andare tutto ciò che è stato. Se non presti attenzione, il passato può trascinarti giù.

Viaggiare in questo modo mi permette di far uscire la parte più istintiva di me nelle decisioni e nel comportamento. È proprio così che ho scoperto cose sul mio conto che prima non sapevo.

E poi ho imparato ad ascoltarmi.

Siamo in molti ad aver paura di stare soli, spesso accettando compagnie indesiderate.

Ed è anche per questo se siamo sempre collegati al telefonino.

Abbiamo paura di rimanere in silenzio anche solo per 5 minuti, una paura che nasce da una solitudine ben più profonda.

Il viaggio solitario è simile a un percorso imprenditoriale, nel quale ci si assume la piena responsabilità di ogni singola decisione.

Ora, nella mia testa ho solo un obiettivo: trasformare la mia vita in qualcosa che sto cercando di disegnare. In questo testo ti accompagnerò attraverso le competenze, gli atteggiamenti e i pensieri positivi che ti porteranno ad avere la mentalità giusta per trarre il meglio dalla tua attività, qualunque essa sia.

Mesi fa ho fatto un brutto incidente ed ora mi ritrovo in questo catorcio provvisorio, per motivi economici. È il momento più basso della mia vita e forse la colpa è anche mia.

Non mi sono accontentato di toccare il fondo: ho voluto spogliarmi totalmente della mia identità, prima di rimpiazzarla con una migliore. Non voglio spaventarti, ma devi sapere che tutte le fasi di cambiamento sono sempre identificate da precise sensazioni.

Come fossimo clandestini in viaggio per lasciare ciò che siamo e andare verso qualcos’altro.

Si dice che il cambiamento sia forte quando inizia, devastante quando si è all’interno, ma bellissimo quando si arriva. In realtà, non amo utilizzare il termine cambiamento, e preferisco considerare tutto un adattamento. Adattiva nasce per questo, come laboratorio nel quale molte persone ogni giorno attingono a contenuti di altissimo valore per migliorare la loro attività.

Mi rivolgo alla figura che si occupa di business e nei contesti aziendali troppo spesso si commette l’errore di dimenticare che dietro tutto non ci sono semplici lavoratori dipendenti, ma persone.

Io, invece, voglio parlare con chi fa scelte tutti i giorni e a volte si ritrova anche a dover pagare tutti tranne sé. Non occorre più starsene chiusi nell’attività aspettando la fortuna, oggi una soluzione può essere trovata anche mentre si sta camminando sulla spiaggia.

Sono quasi arrivato e noto subito che il parcheggio a pagamento è già pieno.

Avevo pianificato di mettere qui la macchina e pagare le 36 ore di sosta.

Evito sempre Ciampino proprio per questo motivo, anche se so che ultimamente l’hanno collegato con un bus alla stazione del treno. Fiumicino, invece, mi fa sentire in un clima internazionale.

“Dove lo metto questo catorcio ora?!”.

Guardo i molti passeggeri che si sono fatti accompagnare, mentre io ho dovuto trascinarmi dietro il peso di questa scatola di ferro. Un’altra cosa che ho imparato è distaccarmi dagli oggetti che possono limitarmi. È giusto utilizzare tutto ciò che ci porta un qualsiasi beneficio: il problema si crea quando questo strumento si trasforma in un ostacolo.

Vedo molti precludersi un sacco di occasioni solo perché si sentono indissolubilmente legati a cose materiali. Tutte fobie della nuova società.

È la paura di perdere qualcosa di materiale che ci impedisce di vedere che, nel frattempo, stiamo perdendo il bene più prezioso: vivere.

Ad ogni modo, sono elettrizzato per il mio viaggio e non lascio che questo ostacolo mi rovini la giornata. Lascio che questa energia positiva e proattiva mi parli e, semplicemente, la ascolto.
Infatti, ecco di colpo l’idea.
All’improvviso mi ricordo che, proprio dalla rotonda antistante l’aeroporto, si accede a una stradina laterale in cui alcuni lasciano le macchine posteggiate lateralmente.

Immagino che alcuni di questi siano lavoratori dell’aeroporto, ma vedo anche macchine impolverate e ferme qui da tempo. Trovo un posto e, senza pensarci su, parcheggio la mia scatola di ferro alla bene e meglio.

Dopotutto, è sempre il solito catorcio.

Afferro lo zaino, scendo e chiudo la macchina.

Ma… 

Non si chiude!

Come non si chiude?”

Riprovo. 

Eh… Non si chiude

Qualcosa oggi sta tramando contro di me. Sarà forse un segnale?

Comincia a salirmi qualche dubbio, ma so bene che si tratta della stessa vocina interna che vorrebbe farti stare a letto tutto il giorno. La faccio tacere subito.

Provo con la chiave, ma la serratura centralizzata va in tilt. 

Fa uno strano rumore, si chiude e poi si riapre. Di colpo, il finestrino del guidatore si abbassa.

Ok, ho capito: sono su Scherzi a parte.

Ho il volo tra mezz’ora e non ho intenzione di perderlo. 

A costo di aggrapparmi ad un ruota dell’aereo.

Provo ancora. Niente. Riaccendo il quadro, rialzo il vetro, mi guardo nello specchietto… mi dico:

Ma sì fallo, fanculo!

La lascio aperta.

Tu sei più importante di una scatola di ferro.

So cosa pensi: hai ragione. Forse non la troverò al mio ritorno.

Ma la mia vita viene prima di ogni cosa: tutto il resto sono solo strumenti per viverla meglio.

La lascio aperta.

Tanto prima o poi dovrò liberarmene.

E poi, se la possono rubare anche chiusa in questa strada. Oppure, proprio perché la vedono aperta, possono sospettare che ci sia un satellite puntato a controllarla.

Ad ogni modo me ne frego, chiudo lo sportello con un calcio e adiós.

So dove sto andando. 

Sopra le nuvole.

E non parlo solo di Parigi, ma di ciò che chiamo ambizione professionale.

È proprio a questo che è dedicato il mio secondo libro. Voglio spiegarti passo passo quali azioni puoi compiere in sole 36 ore per cominciare a cambiare in meglio le cose.

Nel tempo del mio viaggio ti racconterò cos’è oggi un’attività e cosa fa un imprenditore o un aspirante tale che vuole cimentarsi in questa fantastica avventura. 

Un percorso fatto di tanti sacrifici, ma anche di obiettivi e risultati personali incredibili.

Lo dedico a coloro che non vogliono fermarsi davanti a luoghi comuni, perché hanno una chiara consapevolezza delle loro potenzialità personali. All’interno di queste pagine condividerò con te quelle che sono le azioni necessarie, gli esempi e le strategie da adottare, ma soprattutto ti darò una lezione utile su come adattare la tua attività ai tempi odierni.

Ti illustrerò inoltre quali sono i pochi ma indispensabili strumenti da utilizzare oggi. 

Non come tu probabilmente li conosci già, ma in una chiave di lettura differente.

Come sai, Adattiva si occupa di marketing, di business e di crescita personale e questo mi porta a studiare quotidianamente. Il mio lavoro mi obbliga a mantenere un buon livello di formazione. 

Ogni giorno, dedico gran parte delle mie ore allo studio e, ad oggi, mi rendo conto di essere in costante fase di apprendimento, anche solo con un audiolibro che mi passa per le cuffie mentre faccio altro.

In questa era super veloce, raffinare la ricerca è un grande compito se si vuole trovare la soluzione migliore. Credo che non potrei neanche parlare di adattamento se io stesso non lo vivessi per primo sulla mia pelle. Proprio per questo ho deciso di condividere con te una serie di istruzioni che ti permetteranno di avanzare passo passo e che faranno la differenza fin da subito.

Ad ogni step applicheremo tutti gli strumenti necessari. Ci concentreremo solo su quelli indispensabili, anche se voglio già preannunciarti che per alcuni passaggi dovremo entrare più nel tecnico, sconfinando in un livello leggermente avanzato. 

Ma non preoccuparti. 

E poi, siamo qui per imparare no?

Questo testo vuole sostituirsi ad una bussola per aiutarti ad andare verso il decollo della tua attività.

Molti credono che il marketing sia semplice e quasi privo di significato. 

Anche per questo è comune associarlo a un’altra cosa, purché ne esca fuori una bella parola.

Quello del marketing, è invece, un mondo estremamente complesso. 

E tocca a quelli come noi renderlo semplice.

Non è un caso che, alla fin dei conti siamo solo in pochi a fare davvero la differenza in questo settore. Senza confondere fumose azioni superficiali con disegni strategici molto più complessi.

Avere una chiara visione del marketing è importante: ne comprenderai la vera essenza seguendo questo testo fino alla fine.

Spesso la soluzione si nasconde nelle piccole sfaccettature, in parole o intuizioni che sfuggono, come se una piccola molla bloccasse un intero meccanismo.

Poi, quando tutto si sblocca e l’incastro si scioglie, arriva tutto di getto, come una cascata.

Ho ritenuto indispensabile scrivere questo testo a chi sente ancora la voglia e la possibilità di trasformare la sua attività in uno strumento di libertà. 

Di sentirsi finalmente parte di qualcosa di interessante in questo percorso chiamato professione imprenditoriale.

 

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